Biografia – Sergio Endrigo

Biografia

Papà nasce a Pola, allora territorio italiano, il 15 giugno 1933 da Claudia e Romeo Endrigo, ha un fratello Rolando di sei anni più giovane.
Cresce in povertà ma felice, praticamente senza conoscere il padre che muore quando papà ha solo sei anni.
Papà ha la musica nel DNA, perché suo padre, autodidatta sarebbe potuto diventare un grande tenore se non fosse morto giovane.
Nel 1947 lascia l’Istria insieme ad altri trecentocinquantamila italiani a causa delle dittatura di Tito. L’Italia ha perso la guerra e l’Istria è diventata Juguslava. Dopo una spensierata estate a Grado dai parenti entra in un collegio per esuli a Brindisi, dove rimane per tre anni. Con lui solo la sua prima chitarra, comprata dopo aver venduto una collezione di francobolli regalatogli da uno zio.
Cacciato dal collegio per cattiva condotta, si reca a Venezia dalla mamma e, dopo svariati lavoretti, lift boy all’Hotel Spendid Swuisse e fattorino al cinema di Venezia, grazie ad un fisarmonicista, inizia a cantare al Roxy Bar del Lido di Venezia. Dopo tanti anni di gavetta in Italia, suona e incide alcuni pezzi con uno pseudonimo con l’orchestra di Riccardo Rauchi e si reca all’estero come cantante di night. Stufo di quella vita, agli inizi degli anni 60 si reca a Milano dove incontra Nanni Ricordi, grande uomo di cultura che si innamora della voce di papà e lo esorta a scrivere canzoni. Bolle di sapone è il suo primo 45 giri inciso per la Tavola Rotonda.
Ma la vera svolta arriva quando, dopo aver seguito Nanni Ricordi all’RCA, compone Io che amo solo te, canzone che lo rende finalmente famoso. Ha quasi trent’anni.
E’ il 1962, anno in cui conosce anche sua moglie, Lula che sposa l’11 giugno 1963. Nel 1965 nasco io, unica figlia.
Sono anni felici e spensierati, fatti di viaggi e incontri magnifici, uno fra tutti Vinicius De Moraes con cui collabora a lungo. Nove Festival di Sanremo, uno vinto nel 1968 in coppia con Roberto Carlos. Un film, Tutte le domeniche mattina. Finalmente la sicurezza economica per lui e soprattutto per la mamma, nonna Claudia.
A metà degli anni 80 però iniziano i guai, album stupendi gettati al vento da poca distribuzione e nessuna promozione, Mari del Sud, E allora balliamo, Sarebbe bello, Donna mal d’Africa, Il giardino di Giovanni e un serio problema all’udito lo portano ad incidere un ultimo disco nel 1993, Qualcosa di meglio.
Ormai in Italia non si esibisce quasi più ma nel 2001 il Premio Tenco è tutto dedicato a lui. In Brasile è ancora amatissimo e prima dell’ischemia del 2002, continua ad andarci sia per lavoro che per diletto.
Nel 2003, a sorpresa incide un pezzo magnifico e struggente, Altre Emozioni insieme ad altri pezzi famosi e non ma anche questo lavoro viene gettato al vento. Papà si spegne davanti ai miei occhi il 7 settembre 2005.