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LA VITA AMICO È L’ARTE DELL’INCONTRO

Descrizione prodotto

LA VITA AMICO È L’ARTE DELL’INCONTRO

Cetra LPB 35037

1969


Lato A
1. Samba Delle Benedizioni [Vinicius]
2. Chi son io se non [Ungaretti] {recitato}
3. Serenata Dell’Addio [Toquinho] {strumentale}
4. Oh che co’è in me [Ungaretti] {recitato}
5. Perchè
6. In te amo [Ungaretti] {recitato}
7. Poema Degli Occhi
8. Che cos’è il mio amore [Ungaretti] {recitato}
9. Felicità [Vinicius]
10. Poetica 1 [Ungaretti / Vinicius] {recitato}

Lato B
1. La Casa [Vinicius / Endrigo / Coro di Bambini]
2. La Marcia Dei Fiori [Coro di Bambini]
3. Deixa [Toquinho] {strumentale}
4. Sonetto dell’amore totale [Ungaretti] {recitato}
5. Se Tutti Fossero Uguali A Te
6. Il giorno della creazione [Vinicius] {recitato}
7. Samba Delle Benedizioni [Vinicius]

note di copertina

Produzione e realizzazione: Sergio Bardotti
registrazione: Studio 38, Roma
fonico: Massimo Becagli
recordista: Antonio Marzullo
editing e mixage: Auditorio Fonit-Cetra, Torino
fonico: Filippo Odiard

arrangiamerti e direzione d’orchestra: Luis Enriquez Bacalov
piano: Luis Enriquez Bacalov
organo: Giorgio Carnini e Giancarlo Chiaramello
chitarre: Toquinho (per gentile concessione della RGE di San Paolo) Maurizio De Angelis, Filippo Rizzuto
basso: Giovanni Tommaso
batteria: Enzo Restuccia
coro dei bambini diretto da Nora Orlandi

traduzione delle poesie: Giuseppe Ungaretti
traduzione delle canzoni: Sergio Bardotti
Il Giorno Della Creazione: traduzione di Sergio Bardotti

Vinicius De Moraes ha vissuto qualche mese a Roma nell’inverno del ’69. È il miglior poeta di lingua portoghese d’oggi, ambasciatore del Brasile finché è rimasto in carriera, autore di tutte le parole più belle delle canzoni brasiliane di “Tom” Jobim o di Baden Powell; Vinicius che si dichiara “il più negro dei bianchi d’America”, 56 anni, l’uomo più vitale e vivo che io conosca, che ti insegna ad amare la vita, senza pur illudersi, con saggezza paziente e incontenibili slanci e scatti d’amore. A Roma ha cercato gli amici, e Ungaretti prima di tutti, che incontrò in Brasile fin dal ’37: “Ungà” che riconobbe in quel giovane poeta esordiente un talento grande, al punto da tradurlo in italiano dì lì a poco. Ma, anche, Chico Buarque de Hollanda, già in Italia, amico e come un figlio; Bardotti che in Italia è quello che più ne sa (e più ama), con precise scelte, della musica brasiliana di ieri e di oggi; Endrigo “meraviglioso cantore”, Raphael Alberti, poeta per tanti motivi a lui legato; noi, amici di Ungaretti, e subito, profondamente a Vinicius legati di affetto vero, affetto umano ancor prima che d’ammirazione grande. Così abbiamo insieme conosciuto Vinicius che canta, Vinicius che beve “vinti, trinta, quaranti” whiskies al giorno – come dice nel suo divertente italiano -, Vinicius che va a letto alle sette di mattina, che parla profetico e con ironia, che canta la bellezza della donna, e la sua struggente malinconia. È stata di Bardotti l’idea di incidere tante cose in quel momento romano per preparare un disco che fosse come un omaggio a Vinicius ed a immagine, un “acquarello”, del Brasile.
Ungaretti aveva da poco tradotto nuovi e vecchi versi di de Moraes, e volentieri è entrato in un piccolo
studio di registrazione, con cantanti, con suonatori, con tecnici: Bardotti aveva organizzato tutto alla perfezione, perfetta la chitarra (Toquinho), ottima la ritmica, Vinicius pronto a parlare, a cantare, a recitar versi – ed Endrigo a prestare (merito particolare del disco) la sua voce e il suo amore alla vera musica popolare, cantando canzoni con parole di Vinicius. Una scelta vasta, dalle canzoncine per i bambini che Vinicius scrive da sempre (gioielli inarrivabili), ai grandi temi di Baden e di “Tom”, al famoso Samba Delle Benedizioni (che faceva parte della colonna sonora del film “Un uomo e una donna”), e cori di bambini disponibili, e tanti filoni di “saudade” e di felicità, di allegria e di tristezza toccati insieme. Tanto materiale che bisognava poi montar bene, e Bardotti (si sa) anche in questo è maestro.
Il montaggio del disco è tra i più sapienti e dosati: ci sono due idee guida, le “benedizioni” di Vinicius che aprono e chiudono il disco dando definizioni bellissime della “sua” musica (“Fare un samba non è una barzelletta – chi fa samba così non è poeta – il samba è preghiera se lo vuoi. – Samba è la tristezza fatta danza – la tristezza che ha sempre la speranza – di non essere triste, prima o poi”.), e la voce di Ungaretti che legge frammenti o versi proposti a “collages”.
In mezzo a tanta musica, e spunti diversi, e Deixa che traspare, e La Marcia Dei Fiori che rielabora un tema di Bach, ed Endrigo che canta Perché, Il Poema Degli Occhi, Se Tutti Fossero Uguali A Te, e Vinicius che legge la terribile poesia sul Giorno della Creazione: il Sabato, terribile e toccante, con sempre, nella sua amara ironia (quando scatta) un più forte quoziente – com’è in Vinicius – di pietà, ed un forte senso di religiosità, seppur dovesse bestemmiare. Senso di mistero, di magici oscuri motivi che regolano la vita, che bene Vinicius ha conosciuto approfondendo, insieme a Baden, il “candomblè” di Bahia, i riti di magia nera, che dall’Africa si sono in quelle rive trasferiti, per rimanervi senza subire sofisticazioni, arricchiti, sempre, di sensi nuovi, autonomi, a sé, com’è della tradizione della musica popolare del Brasile. E tante altre cose ancora…
Un disco, a mio modo di vedere (sarà il pubblico della stessa idea?) esemplare: un disco nuovo con tante diverse aperture, e tutte coinvolgenti.
[Leone Piccioni]

note discografiche

• Copertina apribile: all’interno due pagine verdi con i testi delle canzoni e delle poesie; sulla seconda di copertina le foto dei protagonisti; sulla terza le note di Leone Piccioni; sul retro le noti tecniche

• È stato ristampato con un nuovo numero di catalogo su etichetta Fonit Cetra (SFC 151) nel 1977 e (PL 518) nel 1980

• Nel 2005 è stato ristampato per la prima volta su Cd dalla Warner (5050467-6496-2-0)